Vi sono 4 formati principali usati nei sensori CCD delle telecamere: 1", 2/3", 1/2", 1/3" (misura della diagonale del sensore). | |
Inoltre sono apparsi recentemente anche sensori da 1/4" e 1/5".
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Esempio: Un obiettivo da 1/2" può' essere usato su telecamere da 1/2" e da 1/3" ma non su telecamere da 2/3" o da 1".
I raggi luminosi da un oggetto a distanza infinita si concentrano su un punto comune dell'asse ottico chiamato punto focale. |
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L'angolo di vista di un obiettivo è determinato dalla lunghezza focale in mm e dal formato del sensore. Con un sensore più grande si ottiene un angolo di vista più largo a lunghezza focale costante.
Viene espressa dal numero F. E' il rapporto fra il diametro effettivo e la distanza focale e indica la luminosità dell'obiettivo. Con un numero F inferiore la luminosità è superiore.
Esempio: Un obiettivo con f1.3 è più luminoso di un obiettivo con f1.8.
Formula: F=f/A F=numero F (luminosità)
f=lunghezza focale
A=apertura=diametro effettivo
E' l'angolo formato dai due raggi di luce intersecanti con il vertice del 2° punto focale principale.
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Formula: w=2 x tan-1 D/2f D=Dimensione dell'oggetto
f=lunghezza focale
Lunghezza focale posteriore |
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E' la distanza fra l'ultimo elemento di un gruppo di lenti ed il punto focale. | |
Lunghezza di flangia posteriore | |
E' la distanza fra la superficie della flangia posteriore (punto di contatto fra la telecamera e l'obiettivo) e il punto focale ed è un parametro fisso a seconda del tipo di attacco. |
Sono i due tipi di attacchi standardizzati in uso per gli obiettivi per telecamere. La sola differenza fra i due attacchi è la lunghezza di flangia posteriore C=17,256mm CS=12,5mm. |
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Quando l'oggetto si trova ad una distanza inferiore alla minima distanza di focalizzazione, i raggi luminosi si focalizzano in un punto oltre il sensore, pertanto l'immagine risulta non a fuoco.
Per la messa a fuoco si possono usare due metodi:
a) Tubi di prolunga
Sono degli anelli che vengono inseriti tra l'obiettivo e la telecamera.
Allontanano l'obiettivo dalla telecamera, avvicinandolo all'oggetto da riprendere. In questo modo il punto di convergenza dei raggi luminosi viene spostato in modo da essere sul sensore.
Tuttavia la profondità di campo è ridotta, pertanto risultano a fuoco solo gli oggetti nell'intorno di una certa distanza. Cambiando la distanza dell'oggetto occorre cambiare anche lo spessore del tubo di prolunga.
L'uso dei tubi di prolunga non è consigliato con obiettivi zoom.
b) Lenti di close-up
Sono delle lenti supplementari che servono a correggere la convergenza dei raggi luminosi e quindi a ridurre al minima distanza di focalizzazione. Vengono applicate sulla parte anteriore dell'obiettivo stesso. Le lenti di close-up sono caratterizzate da un parametro detto diottria, che ne misura la forza e che è definito come il reciproco della distanza di messa a fuoco dell'oggetto (in metri).
Esempio: Una lente di close-up con una forza di +4 diottrie, focalizzerà un oggetto posto alla distanza di 25 cm (1/4 m), senza tener conto della lunghezza focale dell'obiettivo
Formula: D=1/d D
E' l'intervallo di spazio in cui un oggetto può essere allontanato o avvicinato ad un sistema ottico restando sempre a fuoco. La profondità di campo è:
a) inversamente proporzionale alla lunghezza focale
b) inversamente proporzionale all'apertura relativa (numero f)
Ne consegue che:
a) obiettivi grandangolari hanno una maggiore profondità di campo; per le lunghezze focali più basse l'immagine resta praticamente sempre a fuoco. E' questo il motivo per cui in questi obiettivi non vi è la ghiera di messa a fuoco, ma solo la regolazione del diaframma
b) chiudendo il diaframma aumenta la profondità di campo. Per questo motivo è bene regolare l'apertura del diaframma con il diaframma completamente aperto (minore luce), cioè con la maggiore apertura relativa (ad esempio nelle ore notturne). Gli oggetti a fuoco in questa condizione saranno a fuoco anche con il diaframma più chiuso (maggiore luce).
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